Antologia critica di Mostre personali - Mario Nanni - Ragione Eclettica

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Antologia critica di Mostre personali

Walter Guadagnini

Walter Guadagnini: La mostra prende avvio con una serie di carte degli anni Cinquanta e si conclude con le carte più recenti, tutte inedite. Prima di affrontare le questioni relative ai singoli periodi, vorrei sapere che cosa ti ha spinto a privilegiare un’impostazione di questo genere, in cui il confronto tra il tuo momento iniziale e i risultati odierni della tua ricerca è particolarmente stringente e ravvicinato.

Mario Nanni: Ci sono in realtà diversi motivi che mi hanno fatto propendere per questa scelta, due forse più importanti degli altri. In primo luogo devo dire che le carte più antiche erano cadute un po’ nel dimenticatoio, forse anche da parte mia erano state un po’ accantonate, coinvolto come sono in ogni nuova esperienza che mi trovo ad affrontare; in effetti, rivedendole oggi, anche in relazione a quanto è accaduto successivamente e alle rivisitazioni che di quel periodo sono state fatte in diversi ambiti, mi è parso che potessero ancora avere un loro valore, non solo di testimonianza del passato, ma anche come proiezione sull’attualità, sia degli studi che del mio specifico lavoro. E qui si trova il secondo motivo fondante di questa scelta, vale a dire la consapevolezza che le opere che sto realizzando in questo momento sono legate in maniera inscindibile a quelle, ne sono una diretta conseguenza e al contempo sono la testimonianza, mi auguro, della coerenza del mio operare, che può apparire formalmente molto diramato, ma che mantiene una sua precisa unità d’ispirazione.

W.G.: Vorrei aggiungere un terzo possibile motivo, anch’esso legato ai due che hai esposto: il desiderio, da parte tua, di rivendicare il fondamento pittorico della tua ricerca, fondamento spesso posto in secondo piano dalle tue incursioni nei terreni più diversi, dalla
scultura all’installazione, i quali hanno talvolta deviato l’attenzione del pubblico e della critica.

M.N.: Infatti, anche se non vorrei creare un ulteriore malinteso. È vero che io anche quando ho realizzato le grandi sculture esposte alla Biennale del 1984 ho voluto che la materia pittorica fosse un elemento centrale dell’opera, quello che in qualche modo negava la possibilità stessa di considerare quei lavori esclusivamente da un punto di vista scultoreo, ma è altrettanto vero che il mio percorso si è svolto interamente proprio negli interstizi tra le discipline, nella volontà di non racchiudere la mia esperienza in uno specifico ambito disciplinare, nella scelta di allargare le possibilità espressive dell’artista ben oltre le barriere rigide di definizioni che non sento appartenere al mondo contemporaneo. Ho sempre concentrato la mia attenzione sui grandi temi dell’arte – e non solo dell’arte – del nostro tempo, il problema dello spazio, dell’ambiente, il rapporto dell’artista con questo e con la materia, e con la propria fisicità, che per me si esprime nel gesto pittorico: intorno a questi temi credo sia da ricercare la continuità della mia opera. […]

Dalla presentazione della mostra personale alla Galleria Civica, Modena, 18 dicembre 1993 -30 gennaio 1994.

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