Antologia critica di Mostre personali - Mario Nanni - Ragione Eclettica

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Antologia critica di Mostre personali

Silvia Evangelisti

[…] La complessità della realtà trova risposta, nel suo lavoro, in quel contaminarsi dei linguaggi e dei materiali, scelti secondo una casualità ponderata, funzionale al progetto che va facendosi opera: è il contesto che determina la scelta della materia o dello stesso linguaggio, sia in quel momento ad operare Nanni pittore o scultore o performer o ideatore di ambientazioni, e non la qualità intrinseca dei linguaggi e dei materiali, la loro diversità o la libertà con cui vengono impiegati e combinati tra loro. Il senso complessivo del suo operare artistico risiede dunque non tanto nel comportamento ma nell’atteggiamento che presiede ogni suo fare, in un’attitudine nei confronti dell’arte, nei confronti dell’opera che è volutamente aperta e libera, totale e totalizzante, per la quale non esiste confine tra esperienza esistenziale ed esperienza estetica, tra natura ed artificio, tra casualità e ragione. […]

L’esigenza di un progetto, di una base strutturale per il proprio lavoro è fortemente sentita dall’artista, ma su di essa si innesta un’altra esigenza, altrettanto forte e necessaria, che acquista sempre maggiore vigore col procedere dell’opera: quella di annullare, distruggere quello stesso schema formale da cui l’opera nasce, passando dallo spazio alla superficie o, viceversa, rompendo la bidimensionalità per tentare la terza dimensione sino ad invadere l’ambiente ed occupare lo spazio, a volte perfino saturandolo, come nella straordinaria esperienza de “
I giochi del malessere” del 1968.

In un tale contesto, anche il concetto di progetto muta la propria connotazione e si apre alla complessità della fattura, all’imprevedibilità della manualità, acquisendo affinità col gioco, perché anche nel gioco – che è massima manifestazione di libertà – esistono regole interne che continuamente si modificano con la creazione, con l’intuizione.

“Il giocare – scrive Eugen Fink in Oasi della gioia – è retto e costituito da un vincolo, è limitato nell’arbitrario variare di azioni a piacimento, non è sconfinatamene libero […]. Il rapporto dell’uomo con l’enigmatica apparenza del mondo del gioco e con la dimensione dell’immaginario è ambiguo.”.

Un’ambiguità che, nelle opere di Mario Nanni, si ripropone continuamente nell’intrecciarsi di natura ed artificio, di casualità e progetto, di pulsione esistenziale e intervento razionale, che trovano di volta in volta nuovi ed inediti equilibri. […]

Da: Le pedine del gioco: i materiali, in Parol, n. 8, marzo 1992.

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