Antologia critica di Mostre personali - Mario Nanni - Ragione Eclettica

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Antologia critica di Mostre personali

Rossana Bossaglia

[…] Dagli esordi si manifesta e perdura in Nanni la coscienza dell’importanza degli aspetti strutturali dell’opera d’arte e la propensione a svincolarsi dal referente naturale (si veda Cantiere, che è insieme una rappresentazione realistica e una geometria astratta). La struttura non è tuttavia pensata come una gabbia compositiva predisposta a priori o un impegno schematico che preceda la manipolazione fisica dell’opera stessa: da allora ad oggi Nanni continua a progettare nel momento in cui l’opera si fa, dunque a ritenere ogni risultato a sua volta progetto di ulteriori realizzazioni. […]

Le
Stratificazioni di alcuni anni dopo, sculture in forma di pilastro o di stele, nel fessurarsi e spaccarsi non tanto rilevano, come accade nell’opera di scultori della medesima generazione, l’anima complessa delle strutture apparentemente semplici e lisce, bensì l’infrangersi della purezza per un improvviso squilibrio generato dal rodere, dentro, di un tarlo misterioso.

Presentate alla Biennale di Venezia del 1984, le
colonne spezzate, i mozziconi di colonne, insieme potenti e instabili, apparivano quali reperti consunti di una lunga vicenda storica, e insieme, secondo il titolo conferito loro dall’artista, “strutture primarie”, quali residui del tempo vissuto per un recupero a venire, “archeologia del futuro”.

Questo è il senso anche della più recente produzione di Nanni. A partire dalle
travi puntute del 1988/89, che appaiono quasi come residuati di cavalli di frisia, memorie di guerra, ecco una serie di opere dove entro sagome semplici, scalate in successione ascendente, rigidamente tradizionalmente geometriche (spesso impeccabili rettangoli), la stesura del colore appare di nuovo percorsa, come nel periodo informale dell’artista, di concrezioni materiche, irruvidita dalle craquelures, tagliata da profonde ferite che ne slabbrano la compattezza. Sono immagini le quali, mentre scartano con superba eleganza ogni atteggiamento revivalistico, e anzi celebrano al massimo grado la fiducia nell’astrazione segnica, costituiscono delle sorta di reliquiari ove è raccolta, nella sua densità e insieme fuggevolezza, la “traccia dell’esistente”, come dice l’artista nella intitolazione. Questa traccia è una meditazione esistenziale di largo respiro che ragiona attorno al combaciare, nel ciclico svolgersi della vita, del relitto decadente con l’informe profilarsi dell’avvenire (ciò che era con ciò che sarà). Ed è insieme un curvarsi dell’artista sulle proprie vicende e sul proprio destino, riflessione sulla bipolarità appassionata della propria ispirazione, il magma e la regola: un’autorivisitazione che dentro il tessuto geometrico e topografico lascia affiorare libera la pulsione dei sentimenti oscuri.

Dalla presentazione della mostra personale Opere (1950-90) alla Galleria Maggiore, Bologna, 1990.

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