Antologia critica di Mostre personali - Mario Nanni - Ragione Eclettica

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Antologia critica di Mostre personali

Roberto Pasini

[…] E cominciamo col dire che il pensiero pittorico di Mario Nanni si muove su un doppio registro, con frequenti e sollecitanti convergenze e
contaminazioni: da un lato abbiamo la dimensione esistenziale-fenomenologica, […] dall’altro, invece, emerge una tensione progettuale, analitica, pulita, che raffredda gli impeti iletici e li prosciuga in mappe (la parola, per Nanni, va sottolineata) in grado di prendere le distanze dal mondo in nome di valori mentali, secondo una filigrana di chiarezza e distinzione che non disdegna di venarsi, talora, d’una certa consapevole ironia. […] Difficile dunque seguire l’ipotesi dell’eclettismo o del nomadismo linguistico per interpretare l’opera di Nanni, pur con le dovute precauzioni che tengano conto dell’unitarietà di fondo del suo lavoro: proprio quest’ultima impedisce di confondere con eclettismo quella che invece è sostanziosa costanza nel cambiamento, meditata rispondenza interna di soluzioni […] anche se aperta (e qui consiste l’intelligenza del suo contestualizzarsi) ad un rinnovamento linguistico di indefessa vitalità.

Dopo un inizio carico di premonizioni, tra il finire dei Quaranta e l’inizio dei Cinquanta, […] Nanni entra, e da protagonista, nella stagione
informale. […] Nanni nega ogni principium individuationis, distanziandosi anche dalle tesi arcangeliane e dagli artisti, come Morlotti e gli altri, che riportavano l’iletismo ad una caratura naturalistica (per quanto sempre di iponaturalismo si trattasse): il “due” di Arcangeli, cioè il rapporto uomo-natura […] Nanni lo accorcia ulteriormente, lo impatta proprio come “uno”, senza diaframmi di nessun genere, e dunque senza nemmeno postulare l’esistenza di due fattori, ma di un’unica e indistinta sostanza. Questo non gli impedisce […] di iniziare a porre delle implicite controindicazioni all’informale già con i bassorilievi del ’57-’59 […].

E via con
Nello spazio, Figure, fra ’60 e ’61, […] ed ecco poi le Macchine-faro, nel ’62, […] e i Rapporti, che già hanno un odore di mappa […]. Vengono quindi le sculture in ferro verniciato della metà del decennio, ludici apparati di una freddezza solo epidermica, mentre l’uscita dal quadro incalza portando l’artista a sperimentare, con notevole intelligenza, alcuni environments come la serie I giochi del malessere […]. Da questa apertura spaziale Nanni fa poi riconfluire lo spazio in una dimensione di superficie col ciclo Geografie dell’attenzione all’inizio dei Settanta […]. Dalle mappe nasce, per ulteriore raffreddamento, il ciclo Mitico computer […]. Arrivano poi le Segmentazioni, legni totemici di ritrovato calore e primordialità […] e, all’inizio del nuovo decennio, le Stratificazioni, immagini giganti di un’era post-atomica […].

Il resto è storia recente. Nanni, col ciclo
Traccia dell’esistente ha inteso riprendere la sua matrice informale, sciorinando paste seducenti che però vanno a incasellarsi in teche, per così dire, che ne controllano ogni impeto e voluttà. Negli ultimi lavori la componente mentale e quella iletica s’incontrano nuovamente per disegnare uno stato della ricerca assai equilibrato, in cui avverti che la pittura può sconfinare da un momento all’altro (non mancano anche qui i leggeri aggetti) secondo quella confluenza di aperture sulle varie soluzioni artistiche, in una complessità di rimandi fra pittura scultura architettura, che ha sempre venato il lavoro di Mario Nanni, e che tuttora si fa sentire, anche se per accenti pausati, come la nota dominante della sua intensa, vitalissima ricerca.

Da: Aphanisis: segno e erranza, in Parol, n. 8, marzo 1992.

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