Antologia critica di Mostre personali - Mario Nanni - Ragione Eclettica

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Antologia critica di Mostre personali

Roberto Daolio

Nanni. Vorrei riprendere con te una conversazione che ebbi con Accame (pubblicata sul catalogo della mostra allo Studio Cristofori nel 1984) capovolgendo in qualche modo quelle che erano le domande e le risposte.

Uno dei punti che si cercava di indagare era il rapporto che il mio lavoro ha da sempre con le ricerche che tendono a svolgere le possibilità tridimensionali della pittura, il rapporto tra colore e struttura, tra materia e geometria. Mi sembra che anche nei lavori attuali questo sia uno dei nodi fondamentali, con l’intento di superare non solo le varie categorie ma anche di mettere in evidenza un tempo e uno spazio “diversi”.

Daolio. […] Non posso non considerare e non leggere tutta intera la tua attività (ormai più che trentennale) e compresi questi ultimissimi lavori, come un pulsare omogeneo e continuo di tensioni all’esterno e all’interno. Dentro e fuori la pittura; dentro e fuori la scultura; dentro e fuori, l’ambiente; dentro e fuori, la capacità di arrischiare l’ibridazione, l’innesto, la fusione o la con-fusione di elementi e di termini solo in apparenza, in contraddizione o in opposizione. Tutto questo non certamente per smussare e appianare problemi e nodi che appartengono ad ogni singola specificità ma piuttosto per evidenziarli e per farli emergere anche da un altro punto di vista, anche da un’altra angolazione. […]

Sentire l’esigenza di evidenziare uno spazio e un tempo “diversi”, come affermi, attraverso i ritmi serrati di rapporti multipli ed interagenti, significa proprio avallare una forma di impegno destinato ad immedesimarsi nella complessità dei “campi” e delle relazioni.[…]

N. Anche nell’attuale lavoro le componenti contrapposte, contraddittorie, sono un altro elemento importante […]. Nel lavoro attuale, con l’intento di ottenere nuovi sviluppi formali, ci sono elementi che vengono ulteriormente sottolineati, come per esempio il “geometrico” che è sempre stato considerato “razionalità” e “certezza”, qui viene riproposto e contemporaneamente negato, sia nella struttura che nella pittura.[…]

D. In effetti, è proprio ciò che mi sembra di poter rilevare in questi lavori che si offrono e si danno, per molti aspetti, come sovrapposizione di forme e di superfici in un “campo” aperto ad accogliere effetti materici, pulsionali, esistenziali. Un gioco di rimandi complessi e di intrecci, dove gli accostamenti non risultano mai arbitrari […].

Tornando al tuo lavoro attuale, mi sembra emblematica la riproposta “neogeometrica” in chiave di ambiguità percettiva e strutturale, progettuale e formale. Tutto ciò che potrebbe essere dato come sicurezza e come certezza, viene invece ammorbato, contaminato, fisicizzato e trasformato dalla pittura stessa…

La tensione costruttiva e l’ordine “progettuale”, sciogliendosi nella sovrapposizione reale e mimetica dei piani e delle linee segmentate e in fuga, assumono un aspetto instabile e aprono spiragli di divertita ironia. Questa consapevolezza, affidata anche alla reversibilità dei rapporti tra fondi monocromi, primi piani o “
figure” in rilievo, amplifica lo scarto dimensionale in sintonia con la parete e con l’ambiente. (Pur senza affrontarlo e modificarlo in modo diretto come in passato, l’ambiente partecipa fisicamente a questo diverso grado di coinvolgimento). […]

Dalla presentazione della mostra personale Stratificazioni due alla Galleria Studio Cristofori, Bologna 1987.

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