Antologia critica di Mostre personali - Mario Nanni - Ragione Eclettica

Vai ai contenuti

Menu principale:

Antologia critica di Mostre personali

Renato Barilli

[…] Ecco quindi che esso ci si mostra subito dominato dagli elementi più intrinsecamente legati al “vedere”, a un tipo di rapporto col mondo che passa prima di tutto attraverso le vie dell’ottica, piuttosto che per quelle del tatto e dell’immedesimazione sensoriale. Le tele della produzione attuale ci offriranno quindi un vasto repertorio di finestre, di porte, di riquadri, di cornici: Finestra sulle cose è il titolo pressoché emblematico di uno di questi dipinti; i quali dunque vogliono fornirci come uno spettacolo dentro lo spettacolo, uno spettacolo elevato alla seconda potenza. E non ci meraviglieremo che, da ultimo, compaia in queste opere l’elemento più legato all’idea stessa dello spettacolo e della scena: la prospettiva, con il convergere delle sue linee di fuga: qualche volta, presente in modo inglobante e funzionale, come sistema tale da strutturare in profondità tutto l’assetto del quadro (si veda Interno-esterno); altre volte, trattate invece come motivo formalizzato e simbolico: una prospettiva, cioè, offerta come diagramma, come schema giacente inerte a parità di grado accanto ad altri schemi e oggetti. E correlativamente allo sviluppo registrato dai “mezzi” del vedere e dell’appropriazione ottica, prendono anche sviluppo come è naturale, le “cose”. […]

Non vorremmo però far creder con ciò a uno spettacolo troppo aereo e troppo lucido. Ricordiamoci pur sempre della devota aderenza di Nanni alla realtà. Il suo spettacolo ne risulta fortemente zavorrato, evitando ogni possibile carattere di illusorietà, da fiera degli inganni, dagioco degli specchi. Le cose quindi non sono tanto messe a fuoco da rescindere ogni legame con il grembo magmatico da cui nacquero. […] Ma il curioso è che questa stessa pesantezza e corposità attinge anche l’apparato degli strumenti ottici, contrastandone le tendenza a una idealità lieve e immateriale. Le finestre hanno massicce intelaiature di legno incalcinato; le porte, lo si intende, ruotano pesantemente sui cardini e presentano molteplici stratificazioni. Anche gli elementi più risolutamente avviati sulla strada dell’idealizzazione, come ad esempio certi schemi prospettici, certi effetti decorativi ispirati al motivo di una grata, di un traliccio […] sono da ultimo riassorbiti nell’atmosfera prevalente di austera laboriosità e di vigoroso impegno mondano […].

Non uno spettacolo “piacevole”, ripetiamo, non una compiaciuta esibizione di ricerche ottiche o un divertito inseguimento di miraggi. Ma una ferma celebrazione della rude prassi quotidiana e del nostro abituale commercio con gli oggetti, restituiti l’uno e l’altra in una immagine integrale, comprensiva delle cose stesse che ci si oppongono e che dobbiamo manovrare, così come di tutto l’apparato di schemi e di progetti con cui le pieghiamo alle nostre intenzioni, non senza che quelle facciano giungere anche in tale ambito la loro traccia polverosa, la loro ombra, impedendogli di sentirsi troppo libero e sicuro di sé.

Dalla presentazione della mostra personale alle Gallerie La Loggia –Bologna, gennaio 1965 e Il Milione – Milano, aprile 1965.

Torna ai contenuti | Torna al menu