Antologia critica di Mostre personali - Mario Nanni - Ragione Eclettica

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Antologia critica di Mostre personali

Pietro Bellasi

[…] Mi sembra che in tutta la sua opera, lungo tutta la sua ricerca a volte ardita e rischiosa, nel suo rinnovarsi repentino con mutazioni radicali, sorprendenti, si respiri quest’ “aura” epifanica dell’evento-spazio. Questo a volte si dilata scandagliato dal rito come, mettiamo, nella performance Al di là della pittura;   si dispiega quale narrazione avventurosa come nell’azione “land” di Interno-esterno; oppure si contrae nel nucleo simbolico del mito come nelle Geografie dell’attenzione, nelle Mappe o nel Risultato provvisorio di un processo.

Ma proprio le Geografie dell’attenzione mi paiono fornire la metafora più palese di questo filo rosso, di questa poetica così omogenea e unitaria che traversa ciò che è stato chiamato “l’eclettismo” di Mario Nanni, impregnandolo d’una vigorosa continuità d’ispirazione. Qui assistiamo ad una sorta di bricolage, di assemblaggio, un po’ come quello operato dalla memoria collettiva per costruire il traliccio narrativo del mito. Nelle “geografie” la narrazione è itinerario e erranza: intrico labirintico di percorsi che non procedono per “punti di partenza” e “mete raggiunte”, ma che si generano dalla loro stessa essenza di un esserci-per-l’andare in infiniti e inesauribili punti di fuga che costruiscono topografie dello smarrimento. Cosicché potremmo parlare anche di mappe dell’immaginario. […]

La valenza o, piuttosto, l’esito mitico delle Geografie dell’attenzione gemica dal rapporto, dall’incontro, che Nanni produce tra l’incantesimo di questi universi raggelati e implosi nelle miniature del simbolico; e il percorrere, lo scorrere, il giungere, il ripartire, lo svincolare, il perdersi, il ritrovarsi, l’indugiare, l’affrettarsi, l’avvicinarsi, l’allontanarsi; il vagare insomma delle flâneries dilatate dell’immaginario. Cosicché proprio il tessuto simbolico delle cartografie, la quiete trans-soggettiva delle loro scansionipure viene disturbata, sconnessa, contaminata dal garbuglio delle storie di un esserci-con-lo-spazio. […]

Se l’ipotesi di questo scritto è che la contaminazione spaziale ovvero lo spazio come contaminazione mitica sia una delle chiavi di lettura dell’“eclettismo” di Mario Nanni, mi pare che una verifica decisiva ci venga dalle ricerche successive: le
Topologie della fine degli anni ’70, le Segmentazioni dell’inizio degli anni ’80, le Solidificazioni, le Stratificazioni, le Tracce dell’esistente, che occupano il decennio fino all’inizio del ’90. […]

Del resto la “contaminazione spaziale” non inizia proprio fino dall’informale degli anni ’50 ? Nei
Nuclei, nei Bassorilievi, nelle Figure la materia pittorica si muove, si invortica e si avventura, direi deflagrando in implosioni o esplosioni di spazialità allo stato nascente. Si direbbe che Nanni sperimenti da allora le condizioni primarie di quell’esserci-con-lo-spazio che apriranno in seguito il suo grande gioco delle interferenze tridimensionali. E “le macchine” che vedranno la luce alla fine degli anni ’60, congegni strappati ad ogni funzionalità diretta, ma anche ad ogni mistica eroico-trasgressiva di stampo dadaista o ad ogni bestemmia antitecnologica alla Tanguely, si proporranno, similmente alla mitica “macchina del tempo”, come macchine dello spazio.

Da: Lo spazio come contaminazione, in Parol, n. 8, marzo 1992.

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