Antologia critica di Mostre personali - Mario Nanni - Ragione Eclettica

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Antologia critica di Mostre personali

Monica Miretti

L'intervento di Mario Nanni, che inaugura il nuovo spazio espositivo "Sala Colonne" di Emil Banca, si configura come un ampio percorso - culturale e formale - attraversi i decenni del secondo Novecento fino ad oggi: ossia "attraversamenti"  
- come recita il titolo di questa personale - che rappresenta lo snodarsi dell'attività dell'artista lungo un arco temporale tra i più ricchi ed intensi della cultura occidentale e dell'arte contemporanea, ma allusivi anche al suo modus operandi, impostato sull'interesse per la ricerca.

Nel corso della sua ormai
pluridecennale attività creativa, infatti, Mario Nanni ha fatto una scelta operativa coraggiosa, in grado di anticipare quanto emerge nelle giovani generazioni, poiché ha deciso di percorrere la via dell'arte all'insegna della sperimentazione. Come ha sottolineato recentemente ricordando gli anni del suo apprendistato a Grosseto, sua città natale, i primi impulsi in tal senso risalgono all'impatto con movimenti quali Corrente e a letture d'avanguardia quali i Ragionamenti sulle arti figurative di Severini, esperienze che certamente rompevano il clima un po' statico e forse tradizionalista della provincia toscana. Pertanto, dopo un iniziale, brevissimo periodo dedicato alla figurazione, Nanni si è volto alla "sperimentabilità" di forme espressive e di materiali, con un dinamismo che ha spesso comportato l'abbandono alla bidimensionalità a favore dell'espansione nello spazio, con la creazione di sculture ed ambienti.

Questa esigenza di operare nella terza dimensione implica anche l'interesse a "dialogare" con il pubblico, spesso invitato a interagire con il suo lavoro: alcune delle sue sculture contengono infatti elementi mobili che possono essere liberamente spostati fino a modificare l'impatto globale dell'opera. Nel caso degli ambienti, le sollecitazioni di Nanni sono mutevoli: entrare nei
Giochi del malessere (risalenti alla fine degli anni Sessanta), per esempio, significa avventurarsi in un ambiente invaso da lucide liane costruite con cerchi e gong metallici. Dall'esterno, lo spazio emana un fascino algido, fatto di bagliori argentei, raffinatezza formale e perfezione, dall'interno, camminare tra queste strutture aeree significa metterle immediatamente in agitazione, mentre l'urto che si propaga dalle une alle altre scatena un frastuono insopportabile che costringe alla fuga. Il messaggio è chiaro: la bellezza e la perfezione non sono univoche ed anzi celano interne tensioni e profondi malesseri.

Questa sorta di dualismo è spesso presente nel lavoro di Nanni che ama cimentarsi con gli opposti perché gli interessano le connessioni mentali, gli input che ne vengono attivati. Ne abbiamo una prova evidente nella serie
I giochi della metamorfosi, realizzata a partire del 2000, esito recente di un lontano lavoro, ovvero la serie delle Geografie dell'attenzione che risale agli inizi degli Settanta. L'elemento-chiave di entrambe è rappresentato da mappe geografiche che formano il substrato dell'intervento pittorico di Nanni. La mappa è, per sua natura, indice di orientamento: offre sicurezza e rigore, dà certezze, aiuta a non perdersi. Le mappe di Nanni, al contrario, conducono verso orizzonti straniati nei quali le corrispondenze che ci attenderemmo di trovare sono definitivamente venute meno: al loro posto - e il riferimento riguarda in particolare I giochi della metamorfosi - troviamo vortici, forme che sembrano liquefarsi perdendo completamente la chiarezza tipica della mappa, ma anche emblemi micronizzati che rimandano a tutt'altro, alla biologia come alla storia, alla scienza come all'antropologia, fino a creare nuovi link mentali, inusitate connessioni che inducono a nuove riflessioni portandoci su orizzonti inesplorati.

Tutto ciò è frutto di un intenso percorso umano e intelettuale: Nanni, infatti, è sempre stato attento ai fermenti che hanno attraversato il Novecento - sociali, politici, filosofici, tecnologici, culturali - e tutto ciò ha lasciato un segno nel suo lavoro, arricchendolo. Questo rapporto con la realtà, infatti - che non è natura, bensì quanto nasce dall'intervento e dall'azione dell'uomo - confluisce costantemente nella riflessione e nella produzione dell'artista basti pensare, per citare un altro esempio, alla perfezione dei pilastri che Nanni intitolò "
Stratificazioni" (esposte per la prima volta alla Biennale del 1982) o alle opere dei primi anni Sessanta: nel primo caso, la geometria racchiudeva il suo opposto, un "cuore" magmatico e pulsante composto dai residui della moderna era post-industriale; nel secondo, la contrapposizione formale che si accampava sul piano bidimensionale della tela evocava dialettiche di pensiero, allertando la mente a nuove riflessioni. Il tutto sempre giocato sul ritmo, ovvero su un dinamismo che pervade ogni lavoro per cui l'opera vibra costantemente di interne tensioni. Questo afflato dinamico che permea il lavoro di Nanni segnala ancora una volta la corrispondenza con il percorso storico che l'ha visto protagonista, la capacità di percepire fin da subito e trasfondere nei suoi lavori quel senso di instabilità metamorfica che a partire dagli anni Sessanta si è venuta sempre più rivelando quale tratto distintivo della contemporaneità: un mondo in cui tutto è possibile - e quindi in cui gli opposti convivono - e all'insegna di un continuo rinnovamento che non segue più i ritmi dell'umanità bensì quelli della virtualità.         

Mostra Antologica "Attraversamenti" presso "Sala Colonne" Spazi d'Arte di Emil Banca a Bologna, maggio 2008.

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