Antologia critica di Mostre personali - Mario Nanni - Ragione Eclettica

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Antologia critica di Mostre personali

Maurizio Calvesi

L’informel è oggi un capitolo ben delineato, vale a dire virtualmente concluso, anche se lo sentiamo aperto ad un seguito, senza soluzione di continuità. Un seguito di sviluppi che si postulano, ma in via poco più che ipotetica, necessariamente nuovi, e cioè diversi. La pittura ristagnerà per qualche tempo, per più di qualche tempo, in questa attesa velleitaria, o troverà presto e d’improvviso (ciò che tutto sommato crediamo di meno) un altro scatto, comunque il nodo successivo?

Si è parlato di caduta delle ideologie, di crisi dei valori, d’anno zero, con accenti più o meno pessimistici, più o meno carichi di rimpianto, più o meno venati di speranza o determinati da una volontà di reazione. Se, ad ogni modo, un insegnamento positivo ci è venuto dall’informel, che possa assisterci nella nuova avventura, è di diffidare dei dogmi, di puntare sulle possibilità invece che sulle certezze.

Per alcuni giovani, a volte fin troppo ovviamente, non insensatamente, comunque, per Nanni che all’esperienza
informaletrapassò da una ricerca di tipo realista) la via della “nuova realtà” passa attraverso un tentativo più o meno diretto, più o meno estrinseco, di recupero della figura.

Non si tratta tuttavia, almeno nei casi più attendibili, come è quello di Nanni, di una figuratività quanto di un problema di “
figurabilità” dello stesso nucleo informale, cioè in sostanza di una nuova possibilità d’oggettivazione, nell’ambito stesso di quella esperienza, o meglio, d’oggettivazione di una possibilità: il tentativo di ristabilire un rapporto nei termini di una dualità già riconfusi sino alla sovrapposizione totale. L’esigenza dell’oggettivazione coincide con quella di una forma; non sarà più “ la” forma, saranno “delle” forme, una casistica di forme non riferibili, né per via d’astrazione né per conformità, ad un prototipo, ma relativa soltanto ad uno stato di possibilità.

Dal disperato narcisismo dell’informel, queste “
figure” di Nanni sono già fuori, in via non d’involuzione ma d’incremento o di superamento, almeno rispetto a quella che è stata l’esperienza informale dello stesso Nanni. Da una materia ristagnante nel suo stesso processo di formazione organica, Nanni s’è spinto ad una tessitura di materia generante, che trova la sua dinamicità, oltre la determinazione attiva ma afinalistica del gesto, nel suo rapporto di possibilità, di “figurabilità” con l’immagine; una materia, che è smossa e fertile come la zolla fresca, e pur nella sua asciuttezza quasi preannuncia e vagheggia una severa fioritura.

Il segno si libera dalla prigionia del suo stesso solco, dai suoi effetti di ferita, per affiorare al livello polveroso di questa stessa fioritura, enunciando enucleando un discorso, improntando una trama che continua tuttavia ad opporsi alla dimensione del disegno come continuità organica a processo d’astrazione o di calco, come ipotesi a schema. Conta soprattutto questa vita, come dissepolta, che ora rianima il bozzolo delle forme spente.

Dalla presentazione della mostra personale alla Galleria Salone Annunciata, Milano, aprile-maggio 1960.

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