Antologia critica di Mostre personali - Mario Nanni - Ragione Eclettica

Vai ai contenuti

Menu principale:

Antologia critica di Mostre personali

Lorenza Miretti

27 maggio 2000, Ca’ la Ghironda, Bologna, ore 22

[…] Penso a questa (terza) fase della mia vita(lità) e traggo dal passato nuove possibilità che nulla negano e tutto riplasmano in nuove soluzioni.

Ho sognato forme e spazi privi di ludi tecnici, non più intagli ferrosi e semoventi e paraboliche antenne irrisoriamente mute, aeree. Non più presenze filiformi, non più grovigli di nastri magnetici neppure se mutati in vene plastiche chirurgicamente recise, macabre testimoni, “
Stratificazioni” e “Solidificazioni” di reperti vitali fossilizzati e conglobati nell’apparenza di un aere immateriale e lieve.

I fili si sono gonfiati e dilatati divenendo blocchi ferrosi con celate intercapedini vuote che si fanno a un tempo camere di pressurizzazione e condotti sanguigni sclerotizzati e rigidi. Così appesantiti e induriti, i nastri venosi di un tempo hanno perso agilità e libertà di movimento irrigidendosi in una retta, un arco, una ‘svolta ad U’. Ad essi (in tale massiccia solidificazione, quasi da ‘ritorno all’ordine’) è affidato il dinamismo del passato: al loro contrapporsi gli uni agli altri (e tutti insieme alla base che li sorregge) col prevalere tensionale della diagonale verso l’alto, inclinata al limite dell’equilibrio in uscita da una base squadrata e possente dove si accumulano l’energia e la forza. Ricordo, infatti, di aver letto che : “è chiaro che due oggetti di forma diversa si influenzano e si caratterizzano per la diversa potenzialità del loro moto assoluto. Il più debole, sia esso di temperamento statico o dinamico, subirà sempre la forza del più forte, sia statico o dinamico. Ponete vicini, per esempio, una sfera e un cono e avrete nella prima una sensazione d’impeto dinamico e nel secondo una sensazione di indifferenza statica. Nella sfera osserverete una tendenza a partire, nel cono una tendenza a radicarsi”. Ciò vale anche qui. Ma se la drammaticità odierna si è depositata come zavorra sui residui fossili dell’uomo tecnologico, questi lascia ora intravedere, non la ferita portatrice di morte che imbrattava le celestiali colonne d’Ercole del mio passato più recente, ma la speranzosa policromia celeste lasciata intravedere dai vuoti: oggi il cromatismo pastello non avvolge più le forme artificiali, ma queste lo inglobano quasi abbracciando direttamente lo spazio aereo delimitato dal ferro. Cosicché, mia cara, oggi in questo avamposto provvisorio verso il mio infinito scopro che è nella dimensione che riposa la salvezza segreta della materia e la liberazione concessa dal dramma.

Da: La terza lettera. Finzioni epistolari sulla metamorfosi della creazione, in Risultato provvisorio di un processo. Terza fase. La scultura di Mario Nanni, ed. ADVENTO, Bologna, 2000.

Torna ai contenuti | Torna al menu