Antologia critica di Mostre personali - Mario Nanni - Ragione Eclettica

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Antologia critica di Mostre personali

Giorgio Celli

Le carte geografiche, le mappe, le piante di una città, costituiscono delle anagogie; rimandano a un significato segreto, ermetico, suscettibile di una laboriosa decifrazione. La carta geografica allude, in modo sotterraneo e dedaleo, all'anatomia umana, prefigura un microcosmo organico, suggerisce il corpo dell'uomo. Il linguaggio anatomico e topografico sfumano l'uno nell'altro: le arterie veicolano il sangue, oppure, come arterie stradali, diramano il traffico vorticoso delle automobili. Gli esoteristi, gli alchimisti, hanno sempre saputo che l'uomo è un microcosmo, una immagine in miniatura, ma totale, del mondo: il corpo umano e il corpo della terra si identificano: le catene dei monti sono colonne vertebrali, la calotta polare è una calotta cranica gelata; la struttura dell'universo è antropomorfa. La geodesia è una approssimazione per eccesso dell'antropometria.

Le mappe sezionate, sovrapposte, combinate, interpolate, agite di Mario Nanni testimoniano non un tentativo di modificazione demiurgica del mondo, ma il gioco combinatorio e chirurgico dell'attenzione alle cose. Sono una autentica
geografia dell'attenzione. Esse ci permettono una sorprendente molteplicità di piani di lettura. Riunite, in un singolare e dinamicissimo caleidoscopio, formano una sola immagine onnicomprensiva che potrebbe venire interpretata come la visione del mondo elaborata da un pilota ideale nell'abitacolo della sua automobile in corsa. Il paesaggio reale, attraverso l'accelerazione imponente della macchina che lo sottrae a una percezione visuale composita e articolata, viene sostituito dal simbolo del paesaggio, da quell'insieme di riferimenti simbolici e segnaletici, con finalità operative e, sensu lato, gnoseologiche, che è, in ultima analisi, una carta geografica. Proprio nel senso di una mutata percezione del reale, dovuta alla modificazione tecnologica del rapporto visivo uomo-mondo, l'operazione pittorica di Nanni può essere considerata una radicalizzazione sistematica dell'estetica della velocità dei futuristi. La velocità di un reattore supersonico cancella il reale e la comunicazione non ha luogo più tra il pilota e il paesaggio, ma tra il pilota e il sistema di riferimenti strumentali che si sovrappongono, operativamente, al paesaggio scomparso. La velocità, che nei quadri futuristi deformava gli oggetti, divenuta altissima velocità, abolisce il nesso percettivo col mondo, sostituendo agli oggetti i loro referenti simbolici. La lontananza del mondo, che il primitivo popolava di miti, è tramata, oggi, dalle traiettorie e dalle rotte degli avioggetti; lo spazio subisce una sorta di contrazione ideologica, il pianeta, nella coscienza dell'uomo contemporaneo, diviene uno spazio astratto abitato dai nomi delle città e dei luoghi, scandito dai paralleli e dai meridiani. La nostra sensibilità spaziale, sembra suggerirci Nanni, ha subito l'equivalente di una mutazione: una mappa, una pianta di città, non costituiscono più una virtuale compresenza simbolica del mondo, ma la conferma di una ubiquità vissuta come realtà immediatamente possibile. Nati all'insegna dell'accelerazione e del mutamento, i quadri di Nanni sono come attraversati da una pulsazione meteorica e vorticosa, da una forza espansiva, vitale e cinematica, che, quasi al di là del quadro, si distende in ampi territori cromatici, dove il nero e il rosso confliggono con la violenza diretta delle antinomie elementari. Antinomie elementari, quindi manichee, Eros e Thanatos, si confrontano, emblematicamente, su una superficie dove la gioia è continuamente convertita in catastrofe e viceversa. I due colori, lo si esperimenti direttamente sul quadro, funzionano come attivatori o depressori psicosomatici della vitalità. In questo senso assumono un significato più propriamente magico. Le zone nere hanno il funesto schematismo dei luoghi strategici di annientamento, dei poligoni di tiro, delle aree di bombardamento fotografate dall'alto da un ricognitore impietoso; le zone rosse sprigionano una carica energetica che le fa funzionare come attivatrici del mutamento e della gioia. Le mappe, sulla superficie in movimento e in conflitto, spaesate e iperdeterminate, affiorano, con i loro smorti colori di acquario, come frammenti di un gioco dell'Oca, di una devastazione infantile, le mappe dei giochi e dei sogni. Manicheismo e magia, espansione e contrazione, esplosione e coagulo, gioia del mutamento e vertigine, azione e sogno, i quadri di Nanni aspirano a una imprevedibile totalità vitale. La carta geografica diviene così non solo il simbolo, ma il sintomo, della rimozione operativa del mondo.

Presentazione della mostra personale "Geografie dell'attenzione" alla Galleria “La Loggia”, Bologna, aprile 1972.

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