Antologia critica di Mostre personali - Mario Nanni - Ragione Eclettica

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Antologia critica di Mostre personali

Flavio Caroli

[…] Oggi penso che il merito della carriera di Nanni risieda essenzialmente in due motivi. 1) In una accettata, consapevole, addirittura “poetizzata” oscillazione fra i poli della Forma e dell’Informe. Nella esplicitazione cioè di una dicotomia che ha incatenato i suoi coetanei ad alte simbiosi, a tenaci rifiuti, a costose fratture, a feroci lacerazioni. 2) Nel fatto che questa deliberata oscillazione ha sempre scelto il terreno più esposto, quello che non mi vergognerò a definire dell’“avanguardia”, della sperimentazione. Il terreno di valori che si inverano solo quando innescano un cortocircuito innovativo con la realtà. Sono parole cui né io, né probabilmente Nanni, crediamo più nel loro significato ottimistico, militare (vedi Baudelaire), ottocentesco. Ma sono parole che liberano pur sempre potenziale inquietudine. La quale è intrinsecamente un valore. E potrebbe anche risultare l’ultimo privilegio concesso. […]

Nanni “informale”. Placente rizomatiche. Amebe. Crateri. Ma è adesso, proprio adesso, nell’estetismo non so se “dell’angoscia” (Longhi), certo dell’ineffabilità, che Nanni ha dubbi diremo di “
misurabilità”; dubbi, ancora, controcorrente. Non crede che la pittura possa veramente mimare i processi genetici della realtà; crede che, se lo facesse, l’operazione risulterebbe comunque deludente; non crede che il massimo di “gesto” pittorico contenga necessariamente il massimo di espressività. Crede a un’umbratile forma del non – formato; a un reticente ermetismo né formalistico né naturalistico. Da qui, gli embrioni di forme a cavallo fra gli anni ’50 e ’60; da qui, la ricomparsa di un segno disegnativo che – ben indagato – potrebbe risultare la costante intricata e ammatassata di tutto il lavoro dell’artista. […]

Dalla presentazione della mostra antologica alla Galleria d’Arte Moderna, Bologna, 19 gennaio-28 febbraio 1985.

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