Antologia critica di Mostre personali - Mario Nanni - Ragione Eclettica

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Antologia critica di Mostre personali

Enrico Crispolti

Fra le vicende della ricerca artistica nel grossetano nei secondi anni trenta, quando più intenso si fa anche il riscontro di tale attività, complessivamente piuttosto periferica, attraverso il confronto aperto permesso nelle esposizioni sindacali provinciali e le conseguenti presenze maremmane in quelle regionali toscane, si nascondono le origini e la primissima molto giovanile identità artistica di un personaggio quale Mario Nanni, che si affermerà poi a Bologna, e in ambito
informale, da metà degli anni cinquanta, pur non risentendo localmente dell'attrazione dell'ultimo naturalismo patrocinato criticamente da Francesco Arcangeli (1955-1956: olii materici, ma soprattutto concrezioni di olio e smalto, grondante; fino, nel 1957, al definirsi di "nuclei" nel contesto materico, e poi, nel 1958, di "figure", culminando nell'impresa materica fortemente espressiva del bassorilievo dedicato ai caduti nel Palazzo Comunale di Monzuno, sull'Appennino toscoemiliano, del 1957). Una traccia della cui vicenda informale è persino reperibile sulle pagine del "Gesto", il ben noto periodico "nucleare" di Baj (n. 3, Milano, 1958). E ciò dopo prove di un riavvio d'attività artistica, successivo agli impegni negli anni bellici e al compimento della propria formazione, nell'immediato dopoguerra. Un riavvio in termini che risentivano d'una volontà di semplificazione strutturale sul tema di vedute ravvicinate di "cantieri" edili, fra 1948 (quando Bologna ospitò la famosa, appunto di forte impronta postcubista, Prima Mostra Nazionale d'Arte Contemporanea) e il 1951. Risolta subito dopo, per qualche anno, in una rappresentatività quasi d'accento neorealista, in un figurare gagliardo mirato a particolari significativi cittadini, quasi brani d'una microstoria urbana (tra l'altro prendendo parte al quinto premio Suzzara, nel 1952, allora sede topica di interessi di figurazione sociale). Un'esperienza, quella informale, progressivamente superata lungo i primi anni sessanta dal subentrare nella ricerca di Nanni di interessi strutturali che, da una figurazione a livello di complessità organica, hanno aperto, a metà di quelli, a vere e proprie organizzazioni strutturali, giunte poi nei secondi sessanta addirittura a uno strutturalismo parameccanico. Ma non era altro che l'avvio d'una lunga vicenda di sperimentazione che caratterizza il profilo complessivo di una personalità indubbiamente curiosa e problematica, aperta alla sperimentazione sul presupposto di una volontà di comunicazione e di sollecitazione partecipativa, e sia in termini di pittura, sia in termini di scultura. A Grosseto Nanni (di famiglia emiliana ma nato a Castellina in Chianti) ha trascorso appunto gli anni dell'adolescenza e dei primi stimoli ed esperienze culturali, e specificamente pittoriche. Un traguardo delle quali esperienze, prima che nel 1941 fosse chiamato alla armi e subentrassero altri interessi, fra impegni bellici e poi resistenziali lungo tre anni assai coinvolgenti, è stata la partecipazione nel maggio-giugno 1940 alla Sesta Mostra d'Arte del Sindacato Belle Arti di Grosseto, con due olii di "figura", Mendicante e Ritratto di ragazzo (quest'ultimo del 1937). Dipinti scelti fra quelli realizzati negli ultimi anni trenta, inizialmente appunto di figura, mentre nel 1940 subentrano "paesaggi di più immediata espressività.

Ricorda ora come Carlo Gentili e Renzo Capezzuoli fossero per lui, in quel momento di formazione (come del resto lo costituivano per altri coetanei locali), dei punti di riferimento importanti in ambito grossetano. Il primo lo ha sollecitato soprattutto intellettualmente, nel senso di un esempio di libertà di comportamento (anche politico), e in termini di ricerca, come impegno di lucida consistenza strutturale dell'immagine, il cui esempio evidentemente sorreggeva il lavoro del neanche ventenne amico in particolare in dipinti di "figura". Mentre il secondo lo ha coinvolto nella propria varietà d'informazione su quanto accadeva allora almeno su una scena artistica nazionale, e in particolare fonte di notizie dirette sull'esperienza artistica giovanile milanese allora in atto attorno al periodico "Corrente" (che era appunto inizialmente, nel 1938, "Corrente di vita giovanile"). In proposito Nanni dice d'essere rimasto profondamente colpito da quanto Capezzuoli riportò dalla visita verosimilmente alla seconda mostra milanese di "Corrente", nel dicembre 1940. D'altra parte, se partecipe di modi tardo narrativo-rappresentativi "novecenteschi" a livello di impegni maggiori, anche murali, Capezzuoli tuttavia, e proprio in particolare nei "paesaggi", occasioni indubbiamente più liberatorie, percepiva anche la contrastante necessità invece di una immediatezza di stesura, in "una pennellata quasi conflittuale, sciolta e vibrante", nelle parole di come ce la ricorda ora Nanni. E appunto in particolare in "paesaggi" del 1940 (come
Paesaggio di Manciano, qui esposto) che si avverte un addensarsi emotivo nuovo, che indica nel divenir della sua formazione un'attrazione forte verso un espressività connessa a motivazioni emotive di dimensione esistenziale.

Dal catalogo della mostra "Arte in Maremma nella prima metà del Novecento", Silvana Editoriale, tenutasi a Grosseto dal 26 novembre 2005 al 29 gennaio 2006.

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