Antologia critica di Mostre personali - Mario Nanni - Ragione Eclettica

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Antologia critica di Mostre personali

Bruno D'Amore

[…] L’ambiente che MN sta da qualche tempo presentando a Milano, Riolo Terme, Bergamo, Genova ed ora Savona, è un ambiente puramente mentale:

1) una sala nera di espiazione e concentrazione, direi di purificazione linguistica, di attesa semantica: due segni, il bianco e il nero, che significano la materia allo stadio primario, un Segno-Percezione che non è ancora di per se stesso comunicazione;

2) una sala bianca, lucida, tesa, la cui tensione fagocita il visitatore, immobilizzandolo: la concentrazione si dissipa, si è costretti, in prima istanza, a seguire con lo sguardo i segnali-linea; da un’opera (il segno-creazione di MN), i segni costruiscono una struttura libera […]; questa idea di comunicazione-creazione finisce col diventare sempre più insistente, sempre più penetrante: certi segni che sembrano avere una forma, si scoprono averne un’altra; la percezione del segno è unica, l’immagine è plurivoca. La comunicazione raggiunge il suo destinatario, l’attore dell’ambiente: il visitatore immagina lo spazio aperto, casa sua, altri ambienti e sui muri, sul pavimento, sul soffitto, crea. Il Segno-Percezione diventa Segno-Creazione.

Nell’ambiente più recente, MN raggiunge la più raffinata delle conclusioni percettive. Il magma informe, costituito dai due segni percettivi primari, nella prima sala, cessa d’essere squadrato come è stato in precedenza e si fa materia; la materia è segnale allo stato puro, diciamo comunicazione allo stato primario. Il segno che deriva dai due segni percettivi primari è allusivo d’una realtà irraggiungibile, ma pensabile: la sala bianca non è accessibile, le porte essendo sbarrate dagli stessi oggetti-segni. Il visitatore ha nella seconda sala come un’immagine piana (un quadro, l’opera), ma poi la percezione s’orienta e l’immagine rivela la sua tridimensionalità […]: il segno s’insinua sul soffitto, coinvolge il pavimento, si trasporta su ogni parete e sfugge, sfugge attraverso una porta aperta e irraggiungibile, lontana, che dà su un’altra sala. […] La tensione creata nello spazio è come l’espressione lessicale di un problema di comunicazione; così come lo era la carta geografica di qualche anno fa: l’analisi sintomatica (cioè attraverso i sintomi) prova che ogni segno è significante di per se stesso ed il suo riferimento è ancora se stesso. Dunque, come accade spesso da qualche tempo nell’arte contemporanea, non semai di riferimento ma semai autonimi, all’interno di un prelievo di suggestioni che hanno del fantastico, dell’ironico, ma si rivolgono soprattutto al problema della partecipazione (sociale) e al problema del senso e della significazione dell’arte. […]

Dalla presentazione Dal Segno-Percezione al Segno-Creazione, catalogo della mostra personale al Brandale Centro d’Arte e Cultura, Savona, ottobre-novembre 1977.

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