Antologia critica di Mostre personali - Mario Nanni - Ragione Eclettica

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Antologia critica di Mostre personali

Beatrice Buscaroli Fabbri

Cosciente transfuga dall’idea realista”, come scrisse Andrea Emiliani nel 1961, Nanni ha già definito in questi disegni i principi della sua ricerca: un’oscillazione continua, un’affermazione sempre tentata dalla negazione opposta, una profonda attrazione per una sorta di conciliazione che ancor prima che artistica sembra un’aspirazione umana e poetica, un’idea di unione.

Ci sono disegni lenti in cui la mano sembra semplicemente accompagnare i profili dei paesaggi […].

Spinti a esistere da una scarna necessità che impone soltanto i tratti fondamentali dei profili si ergono le masse delle case. Poi il segno s’infittisce e si complica, accelera ritmi e volontà. Mutano gli scorci e un solo albero, acacio o castagno, si accampa al centro […]. Ma in basso, ai suoi piedi, nascono figurette umili […].

Due chiese, il timpano barocco di quella di Monzuno e le guglie di
Gabbiano: ecco il colore tenue di un fondo ad acquarello viene ad approfondire gli spessori. È un colore indistinto e vago, un ocra appena annunciato, un rosa tenue di marmo chiaro. In cui la linea trova immediato interlocutore. Poi altre linee solcano i fogli.

Somigliano alle quadrettature dei disegni da riporto, ma non lo sono.

Nanni ha scoperto un altro spazio, che non ha nome né misura. È tra lui e il paesaggio: divide una realtà che immediatamente si allontana da qualsiasi idea di paesaggio. È una gabbia, è una finestra, è il reticolo di un nuovo ordine che si frappone tra l’artista e il foglio, un nuovo sistema di conoscenza che si aggiunge alla linea, al colore, alle forme definite. Non c’è ma esiste […].

Alle linee rette, grate immaginarie di impossibili finestre spalancate dinanzi al noto, si aggiunge un contrasto di colori. Un rosso si accosta al nero. I paesaggi appena accolti si frantumano tra i dissidi dei colori e le linee inutili che li attraversano. Linee parallele, convergenti, larghe, sottili.

[…] Un alto, un basso, uno spessore, uno spazio trasformano il foglio in una sintesi di scultura, pittura, architettura. Tutte annunciate e possibili, ma non praticate. Come se allo stesso artista bastasse prometterne la possibilità e dichiararne l’esistenza. Scultura schiacciata e compressa sopra la sola superficie possibile: pittura interrotta alla sola enunciazione dei suoi principi […].

Allo stesso modo, nel disegno a china con l’ex Casa del Fascio compare una colonna spezzata. Interrotta da un segno lacerato e franto.

Quello stesso che aprirà, decenni dopo, le vere colonne di Mario Nanni. Quelle colonne attraversate sui fianchi dai fiotti di pittura, come quella che oggi davvero si erge a Monzuno. […]

Da: Segni della memoria. Monzuno, figure e paesaggi, ed. ADVENTO, Bologna, 2001.

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