Antologia critica di Mostre personali - Mario Nanni - Ragione Eclettica

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Antologia critica di Mostre personali

Antonio Faeti

Certi elementi
totemici di Mario Nanni sono come crocevia percettivi che si offrono riassuntivamente alla meditata curiosità di chi guarda. Infatti condensano la non sospettabile, la non palesata doppiezza del loro artefice, quasi però ammantandosi, anche loro, di una duplice innocenza. […] Delle due grandi vie fra l’altro offerte alle scorribande conoscitive di chi frequenta l’arte di questo secolo, ovvero quella esaltante il nitore di un calibrato raziocinio e quella carnevalizzante per un ossequio sincero alla ludicità dell’esistere, Nanni, che pure le conosce e le percorre, non ha propriamente tenuto conto nell’operare e nel ricercare, in un’esistenza così alacre e così priva di pause e di indugi. Ha sempre, infatti, scelto una sua sintesi personale, frutto di una adesione complessa, variamente motivata, in cui, accanto a un certo Nanni viene lasciato esistere il suo Doppio, senza controlli, o censure, o discipline […]. Così le celebri “topografie” di Nanni erano chiari omaggi ai raziocinanti descrittori e organizzatori del territorio, erano proprio carte in cui l’ermeneutica dei luoghi si rendeva suadente, non solo possibile. Poi, però, erano contemporaneamente anche le mappe insidiose, ingovernabili metropoli planetarie, create con cortissima cura grafica, limpide oltre ogni dire, ma nate per alludere alla non conoscibilità dei luoghi, prodotte per dichiarare che lì ci si perdeva, che non c’era più corrispondenza tra l’esatto fulgore planimetrico e la concretezza dei possibili rimandi oggettivi. Tanto l’artefice primo quanto il suo doppio, avevano essenzialmente operato per spremere, da una visualità ben nota, riccamente consolidata, ciò che essa aveva di giocoso e di sorprendente. […] Si hanno evidenti documentazioni, a favore della certificazione del duplice e insieme unitario atteggiamento, anche quando si guarda al rapporto che Nanni ha da sempre instaurato con una sorta di “costante materica” C’è la fresca, intatta stupefazione di chi trova, di chi, aperto ad ogni incontro, gioisce di scoprire quel grumo, gode di contemplare quella frattura, sorride nel documentare la variegata complessità del casuale. Questo solo ad una prima osservazione: perché poi risulta che l’altro Nanni ha subito prevenuto, saggiato, alchemicamente predeterminato anche gli accadimenti dotati della più generosa, ma apparente, occasionalità. Così […] quinte provocatoriamente proposte come naturali diventano subito tecnologici paraventi, mentre si delinea una geometria personale, ritmata da incompiutezze, da frammentazioni, da cesure, da lacerazioni. […] Dove il rigore pareva costruito su una visione del mondo in cui macchina e progetto apparivano dominanti, ecco subito anche l’istanza giocosa, ecco la fresca accoglienza offerta a stimoli variegati, ecco la disponibilità intesa come determinante programmatica. […] Qui l’artefice insegna che una visività frutto di scelte e di predeterminazioni può lasciarsi intridere da imprevisti sussulti, da sorprendenti passaggi, da incontri occasionali. Dal comporsi, in evidente, riuscita connessione, di tensioni contrastanti nascono allora emozioni estetiche capaci di porsi anche come lezione di vita.

Dal libro-oggetto Componenti variabili, Sintesi, Bologna, 1995.

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