Antologia critica di Mostre personali - Mario Nanni - Ragione Eclettica

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Antologia critica di Mostre personali

Andrea Emiliani

Quella di Mario Nanni è una espressione non facile, per lo più riconosciuta nel giusto grado qualitativo ma anche discussa. […]

Tuttavia non posso mancare di chiedermi, proprio di fronte la caso di Nanni, […] e al suo incalzante ritmo di prosa di questi ultimi dipinti […] se non sia insostituibile cercare di sorprendere il senso più evidente e illuminante delle sue proposte pittoriche recenti proprio in una accezione più ampiamente morale del suo linguaggio.

Osservate, del resto, per venire alle opere, il crudo tono di queste espressioni; e quanto scabra, perfino acida oratoria sembrano portarsi appresso, memoria inconfondibile dell’esperienza precedentemente vissuta. Una specie di lucidità declamatoria, palpabile, concreta; una pittura di contenuti, anche, poiché di contenuti in qualche modo occorrerà pure continuare a parlare.Un sapore ampiamente prospettico e dinamico, spesso riassunto in rapide sintesi e in scorci abbreviati, quasi da affiche, dove la materia povera, questo colore terroso e sommariamente sbalzato, e la forma sempre condotta al massimo possibile della sua interna oggettivazione (si veda, alla base di tutto questo discorso, l’acutissima proposta per una “oggettivazione di una possibilità” avanzata da Calvesi dieci mesi fa) concorrono alla lenta formulazione di un mondo espressivo di calcarea durezza, di schianti lenti e massicci, di sconvolgimenti silenti nella loro inaudita vastità naturale. […] In più, nei confronti del disinteresse (come dire?) di una visione lirica o paesistica, egli ne definisce l’immane ordine in un’oggettivazione anche più conscia e volontaristica, in una posizione di rude denuncia, pur riveduta, al di là dei consueti schemi che la parola si porta appresso, nell’ampiezza nuova di un’esaltazione mentale, concreta soprattutto in quella singolare “suspense” dinamica, oscillante fra la violenza d’una visione direttamente reale e la mediazione di una sorta di “surrealtà” che scaturisce, ricca di efficacia quasi barocca, dall’improvviso, intellettuale silenzio che investe l’intera composizione.

Toltosi per via di forza dalle meditazione dell’informel […] Nanni ha allargato con il senso del proprio impegno di uomo il raggio della sua visione d’artista. È un lavoro fatto “alla grande”, espresso per il tramite di una materia disincantata, con la mente fissa quasi all’occhio grande di un caleidoscopio puntato sul profondo della terra […].

È un lavoro, come quello di uno scultore, fatto “in togliere”, sottraendo all’interezza ricolma e stipata di queste viscere minerali particolari e particolari, verso un’essenza di perfezionata completezza ottica. Spine e fossili, relitti disseccati, resecano in vasti quarti lo spazio; enormi selci giacciono sulla matrice argillosa; opache luminescenze, con sfarzo di sali e cristalli, le apparenze sensibili di questa tettonica gigantesca, scricchiolante, dalla quale pare scrollarsi un silenzio lungo come i secoli della creazione, a scaturire nuovi oggetti. Forse già le “belle pietre” cui il poeta volle legare la dolce e grave carnalità dell’essere qui, in questo mondo.

Dalla presentazione della mostra personale alla Galleria Il Cancello, Bologna, marzo 1961.

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