Antologia critica di Mostre personali - Mario Nanni - Ragione Eclettica

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Antologia critica di Mostre personali

Adriano Baccilieri

[…] Con un innesto tempestivo Nanni proponeva un suo accento particolare nell’ambito della tendenza che stava affiancando, a Bologna, l’“ultimo naturalismo”, cioè un informale libero da inflessioni naturalistiche, in una parola “autre” per richiamare, con il termine felice di Michel Tapié, anche il collegamento che si andava istituendo con le correnti europee ed extra-europee. Per alcuni artisti il contatto con la natura continuò a risolversi nella pelle delle cose, ad un livello epidermico in cui le sensazioni conservano un respiro atmosferico avvolgendo apparizioni umane e naturali; per altri l’esigenza di scendere al fondo, di incontrare la materia nel suo aspetto più crudo e viscerale rispose ad istanze di carattere esistenziale ma anche, e insieme, ad un preciso, diverso orientamento artistico. Fu il caso di Nanni o, su temi distinti e quasi medianici, di Vasco Bendini, spintosi ad indagare i segreti arcani dell’animo e della psiche. […]

Le oscure germinazioni materiali del
nucleo: potrebbe persino essere il tema del lavoro di Nanni nel periodo più intenso della sua stagione informale, dal ’57 al ’59. Si trattò ancora di un affondo nella materia ma all’interno, oltre la pelle, con un percorso di indagine introspettiva che nega ogni possibile riferimento spazio-temporale, atmosferico, naturalistico infine. L’ambientazione nella quale l’opera di Nanni ci cala è presto davvero “autre”. Se alcune sue prove del ’56 –organismi squartati e sezionati che ancora rimandano all’idea di figura oltre l’ammasso di polpa sanguigna e rappresa – sono controllabili razionalmente, in seguito l’immagine si dilata mostrando grumi fetali, fibre e cellule che solo consentono reazioni emotive. Si ha l’impressione di perdere contatto, di essere spiazzati in un ambiente non più definito dalle coordinate che scandiscono il nostro essere nel mondo. Insomma una sorta di “discesa agli inferi” entro un magma inesplorato che lievita lentamente come percorso dal primo battito di una vita arcana e ancora sospesa al limite dell’esistenza. La materia si sfalda, decomponendosi in intrecci instricabili di fibre filamentose e nuclei in cui la linfa vitale scorre rallentata suggerendo una crescita faticosa e difficile. Il groviglio assume un assetto instabile rendendo ambiguo e reversibile il rapporto fra fondi e primo piano; anche l’uso dei colori completa un quadro di sensazioni indefinibili, volutamente sottratte al controllo della ragione: vario, policromo e vivo, anche se inusitato e prezioso, nelle increspature di superficie è poi misteriosamente riassorbito da un solo tono generale neutro, pervaso da un ansito freddo, talora persino lugubre.[…]

Dalla presentazione della mostra personale alla Galleria Alexandria, Alessandria, maggio 1976.

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